Passo del San Gottardo: un salto nel passato tra curve e natura

Ciao!

Oggi vi racconto di un’altra meta da noi ambita durante il periodo estivo ed è il passo del San Gottardo, o Gotthardpass.

Si trova a 2.091 m s.l.m. nella parte centrale dell’arco alpino.

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Collega da nord a sud la valle della Reuss e la valle Leventina ed è dedicato a San Gottardo di Hildesheim, vescovo bavarese beatificato cento anni dopo la sua morte, nel 1038.

Non era un valico molto sfruttato a differenza del passo del Settimo, del San Bernardino e del passo del Lucomagno in quanto non aveva una strada carrabile, ma era percorribile solo a piedi o con muli.

E’ inoltre citato nel “Annales Stradenses” (guida per pellegrini) che dal nord Europa vogliono raggiungere Roma o la Terrasanta.

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Nel 1230 venne consacrata una cappella dedicata a San Gottardo, posta proprio sul valico, dall’arcivescovo milanese Enrico I da Settala e fu costruito un ospizio che con altre strutture diventava punto di riferimento per i pellegrini e viandanti. Sarà per questo che viene chiamato anche “La via delle genti”?

Solo nel 1708 si ebbe un sostanziale miglioramento della strada con l’apertura di una galleria (Urnerloch) lunga circa 60 metri nella gola della Schöllenen.

Nel 1775 venne documentato il primo attraversamento in carrozza del valico. Ma non è tutto rose e fiori, questo luogo è stato anche teatro di guerra. 

Noi vi raccontiamo però di una domenica di sole, quando le famiglie, coppie ed amici si spostano per trascorrere una piacevole giornata su queste montagne.

Questo luogo lo abbiamo visto con il sole, con la pioggia e con la neve e nonostante tutto resta sempre un posto con un fascino tutto suo

Partiamo che è già metà mattina e nonostante tutto siamo fortunati, c’è davvero poco traffico; si vede che molti sono già partiti per le vacanze!

Il tragitto parte da Varese e passando da Mendrisio, prendiamo per Lugano e Bellinzona. La strada fino a un certo punto è pari pari a quella fatta la volta precedente per raggiungere il San Bernardino,  superata Bellinzona arriverete ad un punto in cui le strade si divideranno, a destra in direzione, appunto, San Bernardino e a sinistra in direzione San Gottardo. Puntate per Airolo e non vi sbaglierete, perché è qui la base di partenza per la salita al passo!

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La strada è scorrevole, pochissimo traffico, qualche motociclista ma nemmeno molti, fa un po’ caldo ma sappiamo che salendo si rinfrescherà. Non ci sono molte curve lungo questo tragitto risultando così fattibile per chiunque, sia da motociclisti meno esperti che per chi soffre il mal d’auto in caso!

Ci sono dei tratti in cui si affiancano i binari del treno che scorrono tra queste pareti di roccia imponenti, comparendo e scomparendo nelle montagne! Il treno che sfreccia al tuo fianco e l’ambiente creano un contesto davvero suggestivo!

Si presentano le prime morbide curve che ci portano al punto in cui viene affiancata l’autostrada e…BOOM..scopriamo quanto a volte è poco conveniente prenderla!

Sì, è vero, si risparmia molto tempo ma fino a che punto?

Tutta la gente era concentrata lì, in una coda assurda, perché dato l’intensificarsi del traffico nel week-end, l’ingresso al tunnel viene controllato dai semafori.

Per chi non avesse mai attraversato la galleria del San Gottardo mi viene solo da dire:”beati voi”. Per le volte che è capitato a me…l’ho trovato straziante.

Quasi 17 km di tunnel, sempre dritto, non finisce mai, con quelle luci tipiche delle gallerie che dopo un po’ ti ipnotizzano, la mancanza di luce naturale, lo scarico delle auto che nonostante gli impianti di riciclo dell’aria si fanno sentire. Insomma, se siete in moto, lasciate perdere, mentre in auto è solo noioso!

Tolta questa piccola parentesi sulla galleria torniamo a noi!

Percorso il primo tratto in salita con qualche tornantino di riscaldamento arriverete ad un punto non molto ben segnalato. Ci sarà giusto un piccolo cartello blu sulla sinistra ad indicarvi la salita al passo indicante: “San Gottardo”. Qui i casi sono due: svoltare a sinistra ed optare per un comodo tratto di strada (non a pagamento) che in pochi minuti vi porterà in vetta, oppure proseguire dritto e fare la famosa “Tremola”.

(Il punto esatto in cui la strada si divide lo vedrete nel video che vi riportiamo qui a fine articolo!)

La “Strada della Tremola” è una di quelle strade che almeno una volta va percorsa. Un pezzo di storia che ha molto da raccontare con il suo pavé di granito, considerata il manufatto viario storico più lungo della Svizzera. E’ situata sul versante sud ed unisce Airolo con il Passo del Gottardo. Siamo sul versante sinistro della Val Tremola. Essa supera una lunghezza di 4 km un dislivello di 300 m. in 24 tornanti, ognuno dei quali ha un proprio nome. E’ larga circa 7 m, una pendenza dell’8% e affiancata da muri di sostegno alti fino a 8 m. Realizzata fra il 1827 e il 1832 su progettazione dell’ingegnere ticinese Francesco Meschini ha oggi l’aspetto che aveva nel 1951; al termine della sua ricostruzione. Conserva ancora una parte dei vecchi muri a secco, una parte consistente del lastricato in granito e le pietre chilometriche. Sono invece scomparse le due case cantoniere.

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Per chi volesse provare un’esperienza diversa è possibile percorrere questa strada in diligenza come nella prima metà del 1800, attraverso questo percorso tortuoso e suggestivo. Da Andermatt attraverso il passo del San Gottardo fino ad Airolo con la leggendaria diligenza del Gottardo. Salite presso la stazione di Andermatt nella diligenza, ricostruita fedelmente a quella originale, postiglione e conduttore (in uniforme originale) vi porteranno con il fiero tiro a cinque cavalli attraverso la Valle d’Orsera! 

Io e Marco qui ci siamo divisi quindi nel video potrete vedere entrambe le strade!

Raggiunto il passo vi troverete tra motociclisti di ogni genere, amanti delle auto sportive che sono venuti anche loro a divertirsi sul passo ed amanti del trekking; tutti insieme appassionatamente: famiglie, coppie ed amici!

Parcheggiate le moto nei pressi del Monumento Guex, ci accorgiamo subito di quanto la temperatura qui sia più bassa, purtroppo a causa del vento.

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Questo monumento con tre meravigliose aquile è dedicato al famoso aviatore vodese Guex (vodese perché del Canton Vaud), caduto al servizio della patria nella regione alpina del San Gottardo.

Vengo subito braccata da una comitiva di tedeschi che mi chiede di fargli una foto, non so voi ma ho un lanternino per queste cose, ovunque vada trovo qualcuno che mi chiede di far loro una foto, non che mi dia fastidio ma è strana la casualità!

Se darete le spalle al monumento avrete davanti a voi l’ingresso alla strada della Tremola ed un ristorante. Non so dirvi come sia, non è un posto economico e non ci siamo mai stati, portatevi comunque della moneta perché se avrete bisogno di andare al bagno dovrete pagare!

Li vicino potrete trovare altre strutture con la Fondazione Pro San Gottardo. Costituita il 15 febbraio 1972, con lo scopo “di salvaguardare l’ambiente del Passo del San Gottardo e l’Ospizio”. Per info su pernottamenti ed altro ci si può rivolgere al “Gastro San Gottardo SA” che gestisce gli alloggi ed i ristoranti presenti sul passo. Troverete tutto lì, in tre strutture una vicina all’altra; non potrete sbagliare!

A questo punto non resta che mangiare! Vorrete mica farmi mancare il tipico würstel bianco cotto al momento e servito tra due fette di pane? Bene allora sappiate che sempre lì in prossimità del monumento Guex c’è un tipico paninaro svizzero che si diletta con la sua griglia!!!

Facciamo due passi, ci spostiamo dove c’è poco movimento. Troviamo una zona adatta a sdraiarsi su dei massi piani proprio in riva al lago! E qui ci concediamo un pò di relax!

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Per chi volesse dedicarsi ad altre attività, si possono scegliere tra itinerari in MTB, pesca, escursioni o passeggiate più tranquille. 

La regione del San Gottardo offre una fitta rete di sentieri escursionistici di varia difficoltà. Partendo dai più impegnativi che raggiungono le cime circostanti fino ai più dolci che costeggiano i numerosi laghetti presenti; dando così la possibilità a chiunque di potersi godere questi panorami!

Potrete inoltre ammirare le fortificazioni del lato sud del San Gottardo. Si tratta di un lavoro di fortificazione che non ha eguali da 150 anni, è uno dei più grandi ed impressionanti impianti di difesa sotterranei della Svizzera. Ancora oggi si possono vedere le opere in pietra realizzate a cavallo tra il 19° e il 20° secolo e quelle della prima e seconda guerra mondiale. Il tutto ha inizio nel 1882 con l’apertura della ferrovia del Gottardo, questa nuova trasversale permise il passaggio più veloce delle Alpi, il tragitto si accorciò di molto e divenne possibile dislocare velocemente un esercito da un lato all’altro delle Alpi. Questa nuova possibilità militare suscitò l’interesse dei paesi vicini; rientrava inoltre negli obiettivi strategici della Triplice Alleanza. Questa grave minaccia portò la Svizzera alla costruzione della “fortezza Gottardo” costruita in tre fasi.

Quando Benito Mussolini costruì, nel 1929, una strada per scopi militari che da Domodossola portava al confine svizzero, al passo del San Giacomo in Valle Bedretto, portò a non poche difficoltà al forte in quanto la distanza in linea d’aria tra i due punti era di circa  14 km, facilmente superabili anche dall’artiglieria pesante in dotazione all’esercito italiano a quei tempi. Il passo San Giacomo rappresentava quindi un importante pericolo per la difesa della Svizzera. Questo fatto, con l’avvenire  al potere di Hitler in Germania, determinò, alla vigilia della seconda guerra mondiale, la costruzione dalla quarta tappa delle fortificazioni sul lato sud del San Gottardo. All’entrata in guerra di Mussolini a fianco di Hitler, nel 1940, la Svizzera si ritrovò nel mezzo dell’asse Germania – Italia. Ne conseguì la decisione per la quinta fase di costruzione, che durò fino al 1945.

Dopo la seconda guerra mondiale, l’attività edilizia delle fortificazioni del San Gottardo diminuì. Le fortificazioni precedentemente realizzate sono state tutte dismesso dal 1998/99. Esse sono state convertite a scopi civile e rese accessibili al pubblico dal 2012. Oggi questo luogo è diventato un museo.

Una visita al Museo del Sasso San Gottardo non può mancare. Vi riporto solo una breve descrizione su quel che vidi la prima volta che visitai questo luogo perché il costo del biglietto di 25CHF a persona ci ha fatto rinunciare ad un secondo ingresso. Dal”esterno bisogna quasi impegnarsi per vedere dove inizia e come si posiziona la fortificazione nella montagna, giustamente doveva mimetizzarsi con l’ambiente quindi direi che ci sono riusciti proprio bene!

L’ingresso si apre come in una grossa galleria stradale e nelle vaste caverne dell’antica fortezza «Sasso da Pigna» è stato realizzato un museo oggi chiamato: «Sasso San Gottardo». Fino al 24 ottobre 2018 ospiterà anche una mostra intitolata: “Cristalli e camera delle meraviglie”, dove si possono ammirare cristalli pregiati provenienti dalla Svizzera e dal resto del mondo.

Mostre temporanee a parte, quella che un tempo era considerato un bastione inespugnabile e passò alla storia con il nome di “ridotto nazionale”, oggi da la possibilità ai visitatori di immergersi nella più lunga galleria ferroviaria del mondo.

Si inizia percorrendo centinaia di metri in cunicoli per poi giungere a una funicolare scavata nel cuore della montagna che porta alla fortezza vera e propria, situata sotto la vetta del San Gottardo. A questo punto si è letteralmente nella montagna, la dove un tempo dei giovani soldati vivevano e combattevano per la patria.

La fortezza conta due batterie, che coprivano la Leventina, il Passo San Giacomo e la Novena, ognuna munita di due cannoni da 15 centimetri. Si visitano anche i locali che ospitavano una guarnigione di 500 uomini, un ospedale con 87 posti letto, magazzini per l’acqua,  viveri,  munizioni e i carburanti che garantivano un’autonomia per alcuni mesi dal mondo esterno. Praticamente un villaggio nascosto.

Gli enormi spazi sotterranei del Sasso San Gottardo erano fino a pochi anni fa coperti dal segreto militare svizzero. Erano bunker scavati nel caso di una guerra atomica europea, dove rifugiarsi in attesa di tempi migliori.

Tantissime altre meraviglie circondano questa zona, ma ve le mostreremo con la prossima uscita!

A presto,

Deb!

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2 risposte a "Passo del San Gottardo: un salto nel passato tra curve e natura"

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