Penelope alla guerra. Oriana Fallaci

La mia passione per i libri di questa Donna è ormai risaputa!

E’ un romanzo che non tutti apprezzano perché parlando della Fallaci si pensa subito a dei testi rivolti alla politica. A volte quando uno scrittore si distacca un pò da quello che è il suo genere di base crea fastidio nei suoi lettori affezionati.

Io invece lo apprezzo, mi fa vedere un aspetto diverso di chi scrive,  e inoltre spezza quel filo conduttore tra i libri di uno scrittore! Ne uccide un pò una certa routine!

Come dicevo se si parla dell’Oriana si pensa alla politica, alle guerre a temi di un certo calibro. In questo caso si parla di amore! E salta fuori un’Oriana, giornalista, che si lancia nei suoi primi romanzi.

Un racconto inventato, nonostante qualcuno dica  non sia del tutto così, dove viene raccontata la storia di Giovanna; una ragazza italiana che sogna l’America! Una giovane donna che vuole sfidare  convenzioni e  ingiustizie di una società maschilista. Giovanna detta Giò, perché così è più maschile, come il suo modo di vestire e di comportarsi.

Perché Penelope?

Penelope, per fare riferimento a colei che non si rassegna al ruolo domestico di chi tesse la tela aspettando il ritorno di Ulisse, ma qui Ulisse è lei; è Giovanna.

Giovanna che parte per l’America per lavoro ma in realtà coglie l’occasione per  ritrovare l’amore adolescenziale. Quell’amore scappato con la guerra.

E così lascia l’Italia e con essa Francesco, un uomo pronto a sposarla anche il giorno stesso!

Giò arriva in America e si ritroverà a regalare, senza troppo peso, la sua verginità a quel fantasma del passato. Un uomo sbagliato, ma questo chi può dirlo, un uomo debole e incerto che si rivela omosessuale, ritrovandosi inconsapevolmente in un triangolo tra Richard (l’uomo che ama) e Bill (l’uomo amato da Richard).

“Amare a vuoto è peccato mortale e regalarsi a qualcuno è delitto.”

Tenete conto che si parla del 1962, pensate a cosa significhi pubblicare un tema del genere in quegli anni. Oggi parliamo di verginità, omosessualità, di sesso e amore senza nemmeno troppi tabù. Ma in quegli anni? 

C’è chi pensa che i personaggi siano a volte portati all’esasperazione per alcuni tratti caratteriali. Io non credo, di persone così ne è pieno il mondo, forse semplicemente siamo noi che facciamo finta di non vederli!

Si ritiene inoltre che dieci anni dopo, questa Giò, possa essere quello dell’Io narrante di “Lettera a un bambino mai nato”. Possibile direi…ma non così ovvio!

“Ci sono tre tipi di persone: quelli che vivono la propria vita, quelli che discutono la propria vita, quelli che scrivono la propria vita.”

Vi consiglio questo libro perché di facile lettura. Non ha un linguaggio impegnativo e la trama è semplice. Mi è piaciuto perché è uno di quei libri che ti fa entrare nel racconto, finisci per conoscerli davvero i personaggi sentendoli anche un pò amici tuoi!

Aspetto le vostre opinioni!

A presto,

Deb!

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